INEDITI


Per questo primo numero abbiamo scelto due racconti: "La vita e` sogno" di Ursula Sigon e "Sogno" di Marco Bazzi. Per quanto diversi, i due scritti sono legati da un tema estremamente affascinante: il rapporto tra realta` e sogno. Tutti noi viviamo in un mondo che consideriamo "reale", ma siamo poi cosi` sicuri di saper distinguere la nostra "realta`" dai sogni? E i sogni, sono solo semplici illusioni o si posssono considerare "realta`" alternative?
Questi due racconti in fondo trattano proprio di questo, ci scalzano dalle nostre solide certezze per portarci ad un bivio, ad una alternativa inquietante: credere alla realta` dell'illusione o credere all'illusorieta` del reale.
M.R.


La vita e` sogno

Ursula Sigon


Dave Brubeck. Una voce maschile diceva che Marco e Mattia non erano in casa. Poi, un bip poco umano. Marco sorrise ed ascolto` la voce cupa del padre. "Mattia, cambia il messaggio, perfavore... lo sai... la mamma... non ti chiama piu` lei per via della voce di Marco. E poi anche a me fa venire i brividi. Questo non e' un ricordo, e' una voce ancora viva. Chiamami." Marco guardo` la segreteria telefonica; le parole del padre gli erano sembrate incomprensibili e paralizzanti; avrebbe voluto rispondere, ma qualcosa glielo aveva impedito. Fece il numero di casa dei genitori con un'ansia strana, immotivata, ma non riusciva a formare il numero giusto, come se il disco girasseper conto proprio, come succede nei sogni. Di colpo ebbe la precisa sensazione di trovarsi nel posto sbagliato. Dio mio, com'era grigio quel pomeriggio. Solo il cielo bianco sembrava non accogersene, basso sull'asfalto, in quell'afosa domenica d'agosto, la fata Morgana bagnava la strada, mentre un ragazzo un po' curvo la attraversava, due piani piu` in basso.
Marco lo segui` con lo sguardo fino al marciapiede opposto. Aveva un'aria familiare e per un momento credette che fosse Mattia. Ma no, non poteva essere. Era piu` alto, forse all'incirca come lui. Stessa figura, stessa camminata. Stesso cappotto. Il ragazzo si fermo` e si volto`, guardando in alto. Verso la sua finestra. Marco, protetto dalle veneziane, vide i loro sguardi incrociarsi. Vide il suo volto teso, stanco, forse un po' stupito; vide se stesso solo come e' possibile in un brutto sogno, in cui piani temporali e spaziali si accavallano svogliatamente, ignari paradossi. Il suo volto doppio sembrava domandarsi di chi potesse essere quella sagoma che intravedeva dietro le veneziane socchiuse della sua stanza, al secondo piano.
Mattia non era in casa, ne era certo. Con gli occhi fissi alla finestra fece qualche passo verso la casa, ma si fermo` impietrito in mezzo alla strada.
Adesso le veneziane erano aperte ed un ragazzo lo fissava terrorizzato. Aveva i suoi stessi occhi. Il cuore di Marco comincio` a battere all'impazzata e le sue mani nervose cercarono di aprire la finestra; sembrava bloccata. Cerco` di urlare qualcosa per fare indietreggiare la sua immagine, ma la sua voce era paralizzata, indifferente alle mascelle doloranti e alle ruote arroganti che
si avvicinavano. Marco smise di respirare e fermo` ogni cosa accanto a se`.
L'afa divenne di colpo insostenibile ed omicida. Solo un rumore sempre piu` forte, ignaro di quello che stava succedendo, lo raggiunse alle spalle.
L'ultima cosa che senti` fu il clacson che gli urlava nelle orecchie.